C’eravamo appena abituati
alla par condicio, adesso si sono
inventati la pianobar-condicio.
Tarantella di maggioranza e tarantella
d’opposizione. Al Festival
di Sanremo occorre ascoltare
entrambe le campane: possibilmente
intonate.
Per ore abbiamo visceralmente
sperato che una qualche mente
geniale della Tv di Stato si alzasse e dicesse:
ci siete cascati come pere,
è tutto uno scherzo, ma
vi pare che adesso imbavagliamo Apicella, co-autore
di Agelusia con il presidente del Consiglio?
E invece no. Mariano il cantore berlusconiano
come Bin Laden: un caso di
sicurezza nazionale.
A leggere la notizia ancora ci trema la
penna dalle risate. Sul palco di Domenica
In-Speciale Sanremo il paroliere del
premier non canterà, e la conduttrice
Monica Setta spiega contrita come mai
si sono rimangiati l’invito: «Abbiamo detto
di no per una questione di par condicio,
per evitare strumentalizzazioni politiche…
abbiamo cercato un cantautore
d’opposizione, ma nessuno ha risposto
all’appello». Giusto: il contraddittorio innanzitutto.
Non sia mai che uno gorgheggi Ammore senza ammore in mancanza
di regolare controparte. Che so,
un Gino Paoli, un Caparezza, un Jovanotti che dica la sua.
Che esponga la sua
concezione del pentagramma visto da
sinistra. Altrimenti è un guaio: si rischiano
multe salate da parte dell’Agcom,
l’Autorità Garante della Commedia Musicale.
Sarà il festival della par condicio,
questo: dopo l’esibizione di Benigni,
adesso ci aspettiamo sugli schermi un
guitto di destra con il medesimo cachet.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=330342